“Undici anni dopo la chiusura delle Terme di Sciacca e Acireale, le due città continuano a fare i conti con una ferita aperta e con una lunga scia di promesse mancate”.
E' quanto dichiara oggi il capogruppo Pd all'Ars Michele Catanzaro, in occasione del 6 marzo, giorno in cui 11 anni fa sono state chiuse le Terme di Sciacca, ennesimo anniversario di una delle più grandi risorse pubbliche siciliane oggi dimenticate. “Nove degli undici anni trascorsi ricadono sotto governi regionali di centrodestra – dice Catanzaro - con responsabilità primarie dell’allora presidente Nello Musumeci, capace solo di fare propaganda ma incapace di imprimere una svolta concreta al dossier termale, e con responsabilità, seppur diverse, anche dell’attuale presidente Renato Schifani, che pur dichiarando impegno e redigendo bandi, tra continui rinvii non è ancora riuscito a trasformare gli annunci in un vero rilancio del turismo termale, settore che nel mondo genera sviluppo, lavoro e benessere”
Le Terme di Sciacca e quelle di Acireale sono patrimonio storico e naturale unico, ma restano chiuse, mentre altrove il termalismo è motore economico. Anni di abbandono, cortei, tavoli tecnici e bandi annunciati senza esito hanno prodotto solo degrado e sfiducia. Oggi sul tavolo ci sono decine di milioni di euro destinati alla riqualificazione dei due complessi: una cifra importante, ma non ancora una garanzia. E tutto questo mentre il patrimonio immobiliare è sempre più in stato di degrado e abbandono.
“La domanda che i siciliani si pongono – conclude Catanzaro - è semplice e legittima: questa volta cambierà davvero qualcosa? Dopo anni di immobilismo, rinvii e responsabilità politiche mai assunte fino in fondo, Sciacca e Acireale meritano risposte chiare, tempi certi e un progetto credibile che restituisca alle Terme il ruolo che hanno sempre avuto: essere un volano di crescita per le due città e per tutta la Sicilia”.